quando il calcio era un gioco…

 

dedicato a tutti i nostalgici inevitabilmente innamorati di un calcio che ormai non c’è più

… noi, quei bambini cresciuti con il pallone tra i piedi…

… noi amanti del calcio universale senza confini, bandiere e discriminazioni…

… noi che abbiamo imparato a leggere sulle figurine Panini …

… noi che giocavamo nel Parco Del Sole fin quando non si affacciava la signora del primo piano…

… noi che un tiro più alto andava dietro alle ringhiere ed era una parola andarlo a prendere…

… noi che… le partite infinite… ore e ore senza stancarci mai…

… noi che…finivamo in fretta i compiti per andare a giocare a pallone sotto casa…

… noi che…costretti alla regola di “portieri volanti” o ” chi si trova para”…

… noi che…”portieri volanti” e…”segnare da oltre centrocampo vale?” – Vale…vale tutto!

… noi che…quando si facevano le squadre, se venivamo scelti per primi ci sentivamo davvero i più bravi, i più Importanti…

… noi che…l’ultimo che veniva scelto era sicuramente destinato ad andare in porta…

… noi che…avevamo sempre un soprannome passibilmente infamante ma nessuno si offendeva…

… noi che…chi arriva prima a dieci ha vinto…

… noi che…mentre facevamo finta di non sentire il richiamo della mamma quando incombevano le tenebre, c’era sempre qualcuno che diceva: “chi segna l’ultimo vince” incurante del punteggio che magari era in quel momento 32 a 1…

… noi che…il pallone di cuoio sapevano come era fatto perché lo vedevamo in Tv esclusivamente ad esagoni bianchi e neri…

… noi che…o il SUPER TELE o il SUPER SANTOS (in mancanza d’altro) o l’ELITE (lo standard) o il TANGO DIRCEU se andava di lusso o nei giorni di festa…

… noi che… non potevamo sederci sul pallone altrimenti diventava ovale…

… noi che…il proprietario del pallone giocava sempre anche se era una schiappa e non andava nemmeno in porta…

… noi che…anche senza la traversa non avevamo bisogno della moviola per capire se era goal. “Goal o rigore” metteva sempre tutti d’accordo…

… noi che…al terzo corner è rigore…

… noi che…”rigore seguito da goal è goal”…

… noi che…”siete dispari posso giocare?” – “Eh non lo so, il pallone non è mio (nel caso in cui il pretendente fosse uno scarso)!”…

… noi che…”mi fate entrare?” – “Si basta che ne trovi un altro sennò siamo dispari”…

… noi che…riconoscevamo i calciatori anche se sulla maglietta non c’era scritto il nome…

… noi che…”Una vita da mediano” (Oriali-Ligabue) era già una filosofia di vita…

… noi che…il n° 1 era il portiere, il n°2 ed il n°3 i terzini destro e sinistro, il n° 4 il mediano di spinta, il n° 5 lo stopper, il n° 6 il libero, il n° 7 l’ala destra, il n° 8 una mezzala , il n° 9 il centravanti, il n° 11 l’altra punta possibilmente mancina, il n° 10 la mezzala con la fascia di capitano perchè era inevitabilmente il piu’ bravo…

… noi che…perché un giocatore entrasse in nazionale doveva fare una trafila di 2/3 anni ad alto livello…

… noi che…gli stranieri al massimo 2 per squadra e li conoscevamo tutti…

… noi che…dormivamo con le figurine Panini sotto il cuscino…

… noi che…vivevamo in attesa di 90° minuto e ci sentivamo protetti dalle figure paterne di Paolo Valenti, Necco da Napoli, Bubba da Genova, Giannini da Firenze, Vasino da Milano, Castellotti da Torino, Pasini da Bologna, Tonino Carino da Ascoli, Stroppa “riporto” da Bari o Lecce…

… noi che…”il piede proletario di Franco Baresi” (Beppe Viola); “Maradona ha mano cucita sott il piede sinistro” (Gianni Brera)…

… noi che amiamo il calcio e lo ameremo sempre perchè è il GIOCO più bello del mondo !!!

 

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Pubblicato su calcio. 4 Comments »

4 Risposte to “”

  1. nicola Says:

    inutile dire che quando leggi queste cose ti emozioni e senti un brivido dentro perchè quello che è scritto nel tuo intervento racchiude in buona parte quella che è stata la nostra infanzia, quando non vedevi l\’ora che si facessero le 4 e mezza 5 per scendere di casa col pallone in mano e ritrovare i compagni di sempre per le mitiche sfide 2 contro 2 con porte formate dalle saracinesche o da grosse pietre trovate occasionalmente.Quello spirito che avevi allora col passare del tempo lo perdi e vai incontro ad altre esperienze che ti permettono di crescere e di maturare, ma quelle giornate e quei momenti passati con gli amici di infanzia, a correre dietro ad un pallone, fregandotene di tutto e tutti, è impossibile dimenticarsele.Grazie a quelle giornate ho condiviso bei momenti con persone che anche se non vedo quasi mai rimarranno sempre amici, se ho anche imparato a tirare un paio di calci ad un pallone lo devo tutto a quelle giornate indimenticabili passate allegramente da un "campetto" all\’altro.

  2. Dαиyεlα Says:

    maròò quando il pallone lo buttavate nel nostro parco….hihihi ;P

  3. genoveseantonino Says:

    E\’ tutto vero…. splendido

  4. Marco Says:

    non ho mai commentato un blog di un mio amico,però devo dire ke dopo aver letto qsto intervento qualkosa si è scatenato in me,ricordi ke mi accomunano e mi legano con tanti altri amici del mitico Parco del Sole,la vita va avanti ma io devo molto a quelle esperienzea quelle giornate  nel parco a giocare fino a tardi, fino a quando era possibile vedere quel pallone e giocare giocare all\’infinito,ad aspettare il nostro turnoin quei dannati triangolari quando i ragazzi erano troppi ma TUTTI volevano giocare in un campetto troppo piccolo.Marco quello che hai scritto è bello non solo perchè è vero ma anche perkè accomuna inevitabilmente tutti quei bambini ormai cresciuti che sono stati in questo Parco e hanno provato queste stesse emozioni: e credetemi sono davvero molti.Ciao MARCO.


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